Domande e Risposte

Sebbene la Terapia Breve Strategica lavori anche con le coppie (ovvero vedendo entrambi i partner in seduta), la maggior parte dei “problemi di coppia" appaiono spesso facilmente affrontabili anche mediante il lavoro condotto con uno solo dei due membri. Una persona che ritenga di vivere una difficoltà di coppia può rivolgersi direttamente ad un terapeuta strategico senza necessariamente dover coinvolgere il partner nella sua decisione. Sarà poi il terapeuta a valutare se sarà possibile, o addirittura preferibile, condurre la terapia con uno solo dei due membri, o se sarà invece necessario coinvolgere anche il partner.

La Terapia Breve Strategica non presenta alcuna "controindicazione" rispetto alla coesistenza di altri interventi terapeutici, poiché rappresenta una modalità di lavoro originale, chiara e concreta, che non risente di interferenze rispetto ad altri percorsi psicoterapici. Di conseguenza, la persona che sta seguendo una psicoterapia di altro tipo o una terapia farmacologica può rivolgersi ad un terapeuta strategico senza dover interrompere il trattamento attualmente in atto.

La Terapia Breve Strategica è indicata, in primo luogo, per tutti i disturbi psicologici fortemente impedenti, ovvero caratterizzati da una sintomatologia acuta e invalidante, quali i disturbi fobico- ossessivi (ansia, attacchi di panico, fobie, ossessioni, compulsioni, ipocondria), i disordini alimentari (anoressia, bulimia, sindrome da vomito, binge eating) la depressione, i problemi sessuali, le psicosi, dipendenze da sostanze, da gioco, da internet. Oltre che per i disturbi impedenti, l'intervento strategico appare estremamente efficace anche nell'affrontare i più frequenti problemi relazionali (problemi sentimentali o di coppia, difficoltà relazionali con colleghi di lavoro, problemi di relazione genitori-figli) blocchi di performance, problemi scolastici, problemi dell'età evolutiva e tutte le sintomatologie potenzialmente impedenti ad uno stadio inziale. A seconda del tipo di problematica presentata, il terapeuta potrà proporre un intervento di tipo psicoterapico (le "canoniche" dieci sedute), oppure optare per un intervento di consulenza strategica, particolarmente adatta nell'affrontare i problemi non impedenti per le sue caratteristiche di efficacia e rapidità di risoluzione.

Inizialmente i colloqui possono essere sia a cadenza settimanale che quindicinale, a seconda del tipo di problema presentato e delle esigenze della persona stessa. Una volta ottenuto lo sblocco del disturbo i colloqui verranno ulteriormente distanziati per permettere alla persona di sperimentare nella propria vita quotidiana le ritrovate risorse e capacità, senza che venga a crearsi una forte dipendenza con la figura del terapeuta. Il percorso si conclude infine con 3 controlli (follow-up) condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine del percorso psicologico, per verificare il mantenimento dei risultati ottenuti.

La durata di un colloquio non è mai predeterminata, ma varia di volta in volta a seconda delle diverse esigenze della persona, della fase del trattamento in cui si trova e del tipo di problema presentato. Premesso ciò, la durata degli incontri assume una valenza estremamente variabile che va orientativamente da 1h (in una prima fase del trattamento) a 30 min (nella fase finale).

Il punto di forza della terapia breve strategica è quello di essere focale e breve, ma l’esatta durata del trattamento psicologico varia a seconda delle situazioni. La terapia breve strategica non supera mai le 15/20. È un intervento focale, breve e, nella maggioranza dei casi si conclude entro 8 /10 sedute. Nella maggior parte dei casi, tale forma di intervento, induce i primi cambiamenti già a partire dalle prime sedute del trattamento.

In terapia strategica ci si occupa: da una parte di eliminare i sintomi o i comportamenti disfunzionali per i quali la persona è venuta in consulenza; dall’altra di produrre il cambiamento delle modalità attraverso cui questa costruisce la propria realtà personale e interpersonale. Il cambiamento segue quindi questo percorso: proposta di cambiamento delle strategie del paziente mediante indicazioni apparentemente semplici e bizzarre che producono nel paziente un’esperienza emozionale correttiva che lo conduce a cambiare il suo comportamento e conseguentemente le sue cognizioni circa se stesso, gli altri e il mondo che lo circonda. Un percorso di tipo strategico non rappresenta un trattamento puramente sintomatico ma anzi, è proprio per questo che, una volta risolto il problema presentato dal paziente, non si sviluppano sintomi sostitutivi.

In un intervento psicologico non si prevede l’ausilio di farmaci. Qualora il paziente arrivasse dallo psicologo con una cura farmacologica in corso, si suggerisce di proseguire con questa seguendo le indicazioni del proprio medico o psichiatra. Sarà preoccupazione dello psicologo, solo negli ultimi stadi del percorso e in seguito a consultazione con il medico, renderlo in grado, se possibile, di ridurre gradualmente l’utilizzo del farmaco, fino ad arrivando alla sua completa eliminazione. Fanno eccezione a questa regola rari casi, solitamente disturbi psicotici o depressioni di tipo endogeno o casi psichiatrici, in cui lo psicologo, consigliato dallo psichiatra, può ritenere utile il proseguimento della terapia farmacologica. 

Dai follow-up condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine del percorso, emerge chiaramente che la presenza di ricadute è minima e generalmente non si verificano nel tempo spostamenti del sintomo.

Molto spesso le persone che presentano determinati tipi di problemi, rifiutano di rivolgersi ad uno specialista o appaiono estremamente resistenti a qualsiasi tipo di intervento poichè saldamente ancorati alla propria "confort zone", spesso vista come una sorta di prigionia dei familiari. In questi casi la famiglia, se adeguatamente indirizzata, può svolgere un ruolo fondamentale e determinante nel trattamento del disturbo. In queste situazioni lo psicologo che utilizza un Approccio Strategico è solito fare un primo incontro con i familiari, o con altre persone che sono vicine a colui che manifesta il problema, e valutare con loro cosa sia possibile fare per intervenire. Lo psicologo che utilizza un Approccio Strategico potrà quindi dare indicazioni su come cercare di coinvolgere indirettamente il “portatore del disturbo”, oppure dare indicazioni concrete ai familiari su come comportarsi relativamente alla persona e al disturbo in questione.

I risultati ottenuti, dagli ultimi studi condotti, dal gruppo di ricerca del Centro di Terapia Strategica di Arezzo hanno evidenziato come, su un campione di oltre 3680 casi tratti, ben l'88% sia stato risolto con una media pari a sole 7 sedute con un picco del 92% per i disturbi d'ansia, fobie, attacchi di panico e tutti quei problemi con una radice ansiogena.

E' piuttosto improbabile stabilire il costo di un trattamento o di una consulenza senza aver prima visto la persona o le persone interessate. "Un buon professionista sa di dover essere al servizio delle persone. Chi tratta i propri clienti come se fossero al suo servizio non può essere un buon professionista".  Le tariffe sono flessibili in funzione dei particolari bisogni dell'utenza e delle contingenze della vita  vanno dalle 60 alle 100 euro.

Vorresti chiedermi qualcosa? Chiamami senza impegno!